‘Nuclear’, a Venezia Oliver Stone presenta il suo nuovo doc: “Quell’energia ci salverà”

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Il nucleare secondo Oliver Stone. Il regista porterà alla Mostra di Venezia Nuclear, il suo documentario sull’energia nucleare, il 9 settembre. Stone annuncia su Facebook: “Ho lavorato a questo progetto per quasi due anni con un enorme aiuto da parte di Joshua Goldstein. Ora è importante che sappiate che questo documentario è in favore dell’energia nucleare in quanto soluzione realistica alla crisi che stiamo fronteggiando nella produzione di energia pulita per poter continuare a esistere qui sul pianeta Terra”.

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La tesi del doc è: nel 2050 con India, Cina e Africa a regime non ci saranno energie alternative tradizionali o Green che tengano per far sopravvivere la terra. A Repubblica Stone aveva spiegato perchè era completamente a favore, “Completamente a favore. Questo doc è simile a JFK Revisited, due anni di lavoro basato su fatti, quello che sappiamo, ciò che dicono gli scienziati, le paure della gente. È una forma di energia che venne respinta ma andrebbe ripresa in considerazione. Mi piacciono le rinnovabili ma costano, richiedono spazi, vento e sole dipendono dalle condizioni atmosferiche, non offrono certezze e grandi volumi”. 

“Energia più sicura”

“Anche se nella cultura popolare viene vista come pericolosa – spiega il regista americano – in realtà è più sicura di carbone, petrolio e gas. Questo documentario, in un’ora e quarantacinque, scende nei dettagli, ma non scivola mai nelle argomentazioni futili rilanciate dalla folla dell’anti-nucleare. Le fonti rinnovabili come l’energia solare e quella eolica funzionano fino a un certo punto, ma per ora, va detto, sono molto lontane dal risolvere il problema da sole, ed è per questo che le compagnie di combustibile fossile supportano le rinnovabili, dato che inevitabilmente richiedono grandi quantità di gas metano per garantire la loro affidabilità”.

“La più grande avventura del nostro tempo”

E ancora Stone: “Penso che questa sia la più grande avventura del nostro tempo. Dobbiamo usare la scienza e i nostri cervelli per superare questa enorme sfida che la natura ci ha dato”. Già migliaia i commenti sui social su questo lavoro. C’è chi concorda con le sue posizioni e chi mette in luce quanto il film sia sbilanciato a favore della tesi del regista da essere alla fine poco credibile.

Il documentario è ispirato al libro A bright future di Joshua Goldstein e Staffan A. Qvist ,”un libro basato sui fatti, molto chiaro, non troppo lungo né troppo tecnico. Che gli autori fossero favorevoli a tutti i tipi di energia rinnovabile e mettessero in guardia verso petrolio e gas metano è evidente.

Per loro l’energia rinnovabile per ora funziona, ma di quanta elettricità il mondo avrà bisogno nel 2050 con India, Cina, Africa e Asia pienamente industrializzate?”.

Tante Interviste

Il film sarà composto “per la maggior parte interviste. Siamo andati in Russia, Francia – il paese nucleare forse più avanzato del mondo – e Stati Uniti. Nel laboratorio dell’Idaho abbiamo parlato poi con gli scienziati e con le persone del Dipartimento dell’Energia che lo stanno gestendo. Abbiamo anche approfondito quello che succede in Russia. Sono stati molto cooperativi perché hanno alcuni dei reattori nucleari più avanzati del mondo”.

Tra i fattori di rischio il fatto che India e Cina sono grandi utilizzatori di carbone e che “gli Stati Uniti non sono affatto cambiati nonostante tutte le chiacchiere e le sciocchezze che dicono sulle energie rinnovabili e sul loro nuovo stile di vita. In realtà non fanno nulla contro l’accumulo totale di anidride carbonica, una cosa che aprirà ancora più la strada al nucleare”.

“Le compagnie petrolifere non vogliono il nucleare”

E, infine, Oliver Stone mette in luce come l’eccessivo pericolo del nucleare sollevato da molte ricerche negli anni Cinquanta e Sessanta, e montato ancor di più dagli ambientalisti, nasca solo dalla concorrenza e da conflitto di interesse.

“Il fatto è – conclude Stone – che le grandi compagnie petrolifere non vogliono che l’energia nucleare ponga fine al dominio del petrolio. E questo fino all’ultimo. Così il mondo dovrà imparare la lezione attraverso mille avversità”.

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