Morta la partigiana Miranda Rossi: una vita di impegno antifascista a Milano con suo marito Libero “Aiace” Traversa

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“Non sei stata la classica mamma italiana che pensa a preparare il cibo e a fare le faccende. Ti ho vissuta come una madre che faceva fatica a sostenere il suo ruolo, isolandosi nel suo piccolo rifugio, immersa nel cucito e nella immancabile nuvola di fumo di migliaia di sigarette accese – a volte contemporaneamente”. Con un lungo commovente post su Facebook così Rossella Traversa, ex presidente del Municipio 4 di Milano, annuncia la morte di sua mamma Miranda Rossi, partigiana e compagna per tutta la vita di Libero Traversa, il noto comandante “Aiace” mancato nell’aprile del 2019. A ricordarla anche Roberto Cenati, dell’Anpi: “Ci ha lasciato nella notte la partigiana Miranda Rossi, moglie e compagna di tutta la vita di Libero Traversa, nostro indimenticabile amico e partigiano. Miranda, da sempre iscritta alla Sezione Anpi 25 Aprile, era nata a Milano il 31 maggio 1928”.

“Una mamma sui generis, poco casalinga e che però faticava ad uscire e praticare il mondo. Il tuo faro era papà, che decideva i ritmi della famiglia e le sue espressioni. Tu lo ascoltavi per interminabili ore, lo calmavi, sopportavi tutte le sue narrazioni politiche … anche se, ormai anziani, eri meno tollerante e qualche stoccata, l’hai agitata verso il vecchio patriarca. Dopo 70 anni di vita insieme, la morte di papà così improvvisa e traumatica ha lasciato un segno profondo nella tua mente. Ci dicevi di non perdonarlo per averti lasciata sola. Che i vostri accordi erano altri.  Invece la vita è questa beffa qua. E tu hai passato tre anni con noi, attraversando una pandemia e per ultimo, la presenza di ‘figure esterne’ che mal tolleravi. Questi tre anni mi hanno consentito di intrecciare un rapporto mai avuto con te, sempre mutuato dalla presenza di papà. Non è stato facile. A volte faticoso. Ma ci siamo anche divertite”, continua Rossella Traversa, raccontando l’esperienza che si fa accanto agli anziani genitori.

Chi ha partecipato ai funerali del partigiano ” Aiace” (il nome di battaglia di Libero), quasi tre anni fa, si ricorda Miranda affacciata alla finestra della casa in fondo a via Lomellina, col sindaco Beppe Sala che la salutava in mezzo alla folla di pugni alzati. “Ecco, madre mia, durante questi mesi tanto dolorosi sono andata a prendere il tuo ferro (moderno, quello col manico rosso di bachelite è però impresso nella memoria): e nei momenti più duri mi mettevo a stirare, come se impugnare uno strumento che è stato usato dalle tue mani mi illudesse di una carezza, facendo correre con tanto amore i pensieri a quel giorno lontano.Mammina. Uccellino volato via. Vai dal tuo Libero. Il tuo Amore”.

 

Il saluto di Milano al partigiano Libero Traversa: si canta “Bella Ciao”

Profonda commozione arriva dal presidente dell’Anpi provinciale di Milano, Roberto Cenati, che ricorda le tante iniziative condivise e la storia partigiana di Miranda Rossi arrivata a Milano da Trieste, dopo i terribili bombardamenti dell’agosto 1943, occupata dai tedeschi e con il ritorno dei fascisti della repubblica di Salò. “Dopo l’8 settembre del 1943 torna Milano da Trieste dove era sfollata con la madre. Miranda lascia così Trieste ormai occupata dai tedeschi che avevano dato vita alla “Adriatisches Kustenland” (Riviera Adriatica), un territorio staccato dall’Italia. A Milano Miranda trova la città in preda al panico, dopo i terribili bombardamenti dell’agosto 1943, occupata dai tedeschi e con il ritorno dei fascisti della repubblica di Salò”, ricorda Cenati.

 

“Il problema più importante per la famiglia – scrisse la stessa Miranda – era quello di trovare cibo sufficiente, impresa alla quale dedicai tutto il mio impegno, compreso il recupero di carbone per la stufa, dai treni in partenza per la Germania, andando di notte allo scalo di Lambrate, assieme a tante donne, rischiando molto anche perché c’era il coprifuoco. Fu in quel periodo che entrai in contatto con la cartolaia di Via Aselli angolo viale Argonne. Si chiamava Mery Markus, era di origine ungherese ed aveva una figlia, Valeria, mia amica. Mery era un punto di riferimento delle Brigate SAP Garibaldi, ma questo lo avrei saputo solo dopo. Un giorno mi affidò un pacchetto da portare a Monza: conteneva volantini antifascisti. A Monza ci arrivai con il tram interurbano e consegnai il pacchetto ad una persona che mi aspettava. Cominciai così a portare in giro la stampa clandestina agli indirizzi che mi dava la Mery. Una volta il tram su cui ero salita venne fermato da un rastrellamento tedesco. Perquisirono tutti, ma mi andò bene perché non trovarono i volantini che avevo nascosto sotto la gonna.”

 



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